img_4972-2

Phos

32.730€ Iva esclusa

La chimica e fisica dei colori.
La piante della luce, la luce delle piante.

“…benché trattenuta dalla radice,
essa si volge sempre verso il sole,
e anche cosi trasformata gli serba amore”
(Ovidio. Metamorfosi)
Fitocomplessi di tre Piante “della luce” e due “carnivore” ricche di enzimi proteolitici per facilitarne assorbimento ed utilizzo.

Categoria: .

SCHEDA TECNICA

Dioscorea Batatas
Ordine: Liliales
Famiglia: Dioscoreaceae
Genere: Dioscorea
Droga utilizzata: foglie, radici, tuberi
Principi attivi: saponine steroidee (dioscina, diosgenina), preormoni sessuali, DHEA (diidroepiandrosterone), alcaloidi derivati dall’acido nicotinico, allotinina, fitosteroli, tannini, amido (Cynthia e Hynes, 1993; Wren, 1994).

Rudolf Steiner la definisce “radice di luce” per la sua capacità di raccogliere e conservare l’etere di luce in quantità elevatissima, unico in tutto il pianeta (l’assorbimento e la produzione di luce nell’essere umano sono fattori indispensabili al mantenimento di una buona salute animica dalla quale dipende la salute fisica).

Il tubero è antielmintico, digestivo e tonico. Viene utilizzato internamente nel trattamento della stanchezza, perdita di peso, inappetenza, cattiva digestione, diarrea cronica, asma, tosse secca, minzioni frequenti o incontrollabili, diabete e instabilità emotiva. Viene applicato esternamente per ulcere, foruncoli e ascessi. Fa parte degli otto ingredienti dell’erboristeria cinese utili per trattare l’ipertiroidismo, la nefrite e il diabete. Può migliorare la resistenza delle ossa e ridurre l’osteoporosi in donne con carenze ormonali.

È stato confermato il suo potente ruolo di antinfiammatorio nel trattamento di condizioni allergiche attraverso la soppressione dei mastociti.

Nell’apparente dicotomia della Natura la dioscorina della Discorea Batatas (DB3S) è stata identificata come un importante allergene, ma ha attività antibatterica (Kelmanson et al., 2000).

In oncologia:
– promuove l’attività di Nuclear Factor KappaB (Nf-kB), (Su et al., 2008)

  1. Lappas M, Permezel M, Georgiou HM, Rice GE. 2002. Nuclear factor kappa B regulation of proinflammatory cytokines in human gestational tissues in vitro. Biol Reprod 67: 668-673.
  2. Shen HM, Tergaonkar V. 2009. NFkappaB signaling in carcinogenesis and as a potential molecular target for cancer therapy. Apoptosis 14: 348-363.
  3. Escárcega RO, Fuentes-Alexandro S, García-Carrasco M, Gatica A, Zamora A. 2007. The transcription factor nuclear factor-kappa B and cancer. Clin Oncol 19: 154-161.
  • stimola la produzione di fattori ematopoiteici nella mielodepressione da citostatici (Nelson and Ballow 2003: Su et al., 2011)
  • immunomodulante (Chiu et al., 2010, Wang et al., 2006,2008. Oh and Lim, 2009)
  1. Antioxidant and Anti-inflammatory Effects of Yam (Discorea Batatas Decne.) on Azoxymethane-induced Colonic Aberrant Cryot Foci in F344 Rats. I risultati ottenuti da tale studio suggeriscono che la Dioscorea potrebbe essere utile per la prevenzione del cancro del colon, in quanto migliora il sistema di difesa antiossidante, modulando mediatori infiammatori.
  • rappresenta un’importate fonte di proteine.Tra queste circa l’80% rappresenta proteine di riserva per la loro caratteristica di immagazzinare sostanze nutritive, permettendo alla pianta di sopravvivere a periodi di condizioni avverse o di sopravvivere durante le stagioni di crescita e fornire nutrienti per sostenere la crescita di nuove piantine o germogli. Le proteine ​​di riserva del tubero possiedono attività biologiche che potrebbero contribuire alla resistenza ai parassiti, agenti patogeni o stress abiotici:

Patatin evidenzia un’attività come acylhydrolase e esterasi;

la sporamina agisce come un inibitore della tripsina;

la dioscorina ha proprietà antiossidanti.

È probabile che proteine ​​di riserva svolgano un duplice ruolo nella conservazione e difesa.

In particolare, la dioscorina incrementa la produzione di CD4, CD8 e CD19 (Lin. et al., 2009) ed è impiegata in modo continuativo nei malati di cancro in corso di trattamenti chemioterapici (Su et al., 2011).

  1. Wen-Chi Hou, Mei-Hsien Lee, Hsien-Jung Chen, Wen-Lee Liang, Chuan-Hsiao Han, Yen-Wenn Liu, Yaw-Huei Lin. Antioxidant Activities of Dioscorin, the Storage Protein of Yam (Dioscorea batatas Decne) Tuber.
  2. Antioxidant activity of Discorea Batatas Decne glycoprotein, PH Oh, KT Lim – European Food Research and Technology, 2008 – Springer
  3. Yam (Discorea batatas) tuber mucilage exhibited antioxidant activities in vitro-WC Hou, FL Hsu, MH Lee – Planta medica, 2002
  4. Polysaccharides from Dioscorea batatas Induce Tumor Necrosis Factor Secretion via Toll-like Receptor 4-Mediated Protein Kinase Signaling Pathways. Ju-Yun Liu, Feng-Ling Yang, Chun-Ping Lu, Yu-Liang Yang, Chi-Luan Wen, Kuo-Feng Hua, and Shih-Hsiung Wu, J. Agric. Food Chem., 2008, 56 (21), pp 9892–9898
  5. Choi, E. M.; Koo, S. J.; Hwang, J. K. Immune cell stimulating activity of mucopolysaccharide isolated from yam (Dioscorea batatas). Ethnopharmacol. 2004, 91, 1–6.
  • Saekoo J, Dechsukum C, Graidist P, Itharat A (2010) Cytotoxic effect and its mechanism of dioscorealide B from Dioscorea membranacea against breast cancer cells. J Med Assoc Thai 93: 277–282.
  • Ha attività antinfiammatoria, attraverso l’inibizione di NO, l’espressione di COX-2 (Jin et al.,2010). La cicloossigenasi-2 (COX-2) e l’ossido nitrico sintasi (iNOS) sono enzimi che mediano i processi infiammatori. Una sovraregolazione di tali enzimi è stata associata con la patologia di alcuni tipi di tumori umani, nonché disturbi infiammatori.
  1. Surh YJ, Chun KS, Cha HH, Han SS, Keum YS, Park KK, Lee SS. 2001. Molecular mechanisms underlying chemopreven- tive activities of anti-inflammatory phytochemicals: down- regulation of COX-2 and iNOS through suppression of NF-B activation. Mutat Res 480-481: 243-268.
  2. Jin M, Suh SJ, Yang JH, Lu Y, Kim SJ, Kwon SY, Jo TH, Kim JW, Park YI, Ahn GW, Lee CK, Kim CH, Son JK, Son KH, Chang HW. 2010. Anti-inflammatory activity of bark of Dioscorea batatas DECNE through the inhibition of iNOS and COX-2 expressions in RAW264.7 cells via NF-B and ERK1/2 inactivation. Food and Chemical Toxicology, 2010, Vol. 48: 3073-3079.
  3. Surh YJ, Chun KS, Cha HH, Han SS, Keum YS, Park KK, Lee SS. 2001. Molecular mechanisms underlying chemopreven- tive activities of anti-inflammatory phytochemicals: down- regulation of COX-2 and iNOS through suppression of NF-B activation. Mutat Res 480-481: 243-268.
  4. Huong PT, Lee MY, Lee KY, Chang IY, Lee SK, Yoon SP, Lee DC, Jeon YJ. 2012. Synergistic induction of iNOS by IFN- and glycoprotein isolated from Dioscorea batatas. Korean J Physiol Pharmacol 16: 431-436.
  • Ha attività osteogenetica, attraverso la proliferazione e differenziazione degli osteoblasti e la sintesi del collagene.
  • Suji Kim, Mee-Young Shin, Kun-Ho Son, Ho-Yong Sohn, Jae-Hwan Lim, Jong-Hwa Lee, and In-Sook Kwun. Yam (Dioscorea batatas) Root and Bark Extracts Stimulate Osteoblast Mineralization by Increasing Ca and P Accumulation and Alkaline Phosphatase Activity . I risultati dello studio suggeriscono che sia la radice che la corteccia degli estratti di Dioscorea stimolino la funzione osteogenica in osteoblasti stimolando osso matrice maturazione, aumentando la sintesi di collagene, l’attività ALP, e la matrice di mineralizzazione.
  • Yam (Dioscorea batatas) Root and Bark Extracts Stimulate Osteoblast Mineralization by Increasing Ca and P Accumulation and Alkaline Phosphatase Activity. Suji Kim et al. Prev Nutr Food Sci. 2014 Sep; 19(3): 194–203.
  • Contiene proteine di difesa, come chitinasi e lectine. Hanno un ruolo fungicida, insetticida e anti-microbico.
  1. Lannoo N, Van Damme EJ (2010) Nucleocytoplasmic plant lectins. Biochim Biophys Acta 1800: 190–201.
  2. Fu LL, Zhou CC, Yao S, Yu JY, Liu B, et al. (2011) Plant lectins: targeting programmed cell death pathways as antitumor agents. Int J Biochem Cell Biol 43: 1442–1449.
  3. Gaidamashvili M, Ohizumi Y, Iijima S, Takayama T, Ogawa T, et al. (2004) Characterization of the yam tuber storage proteins from Dioscorea batatas exhibiting unique lectin activities. J Biol Chem 279: 26028–26035.

Marchantia Polymorpha (Lichen Petraeus)
Ordine: Marchantiaceae
Famiglia: Marchantia
Genere: M. polymorpha
Principi attivi: dihydrostibenoil, plagiochina, riccardina, meomarcantina, marcantina B
Piante dalle caratteristiche relativamente primitive, che vengono chiamate anche “inferiori”. Non possiedono le strutture specializzate delle piante superiori quali radici, fusto, rami, foglie e fiori e gli altri organi specializzati che caratterizzano le piante “superiori”. Non possiedono i fiori e vengono chiamate Crittogame per indicare che i loro organi riproduttivi sono nascosti: il termine “Crittògame” (dal greco: cripto e gàmos = nozze nascoste) indica piante prive di organi riproduttori visibili (cioè prive di fiori). La loro struttura poco differenziata è chiamata tallo e tallòfite. A differenza dalle piante superiori che si riproducono per mezzo di fiori e di semi, le crittogame si riproducono per mezzo di spore, oppure per via vegetativa e asessuata. All’interno delle crittogame si assiste al passaggio fra l’ambiente acquatico e quello terrestre e nel loro ciclo riproduttivo sono ancora molto legate all’acqua. In quanto organismi non animali e che non possiedono fiori, possono essere considerati parte delle Crittogame: i batteri, le alghe, i funghi, i licheni, i muschi, gli sfagni, le antocerote, le epatiche e le felci. Nonostante queste loro caratteristiche, si tratta di piante di grande interesse per le forme e per le soluzioni adottate per la loro riproduzione e sopravvivenza.

In particolare, la Marchantia Polymorpha, è un embriofita del sottotipo della biofite; è una specie di Lichene epatico. Le marcantiacee comprendono le epatiche, contraggono spesso rapporti simbiotici con animali (Rotiferi) e alghe (Nostoc). Le epatiche si presentano in forme cormoidi (accenno di fronde) oppure in forme talloidi (linguette aderenti al terreno). Il loro ciclo vitale è abbastanza simile a quello dei muschi.

Le potenzialità farmacologiche delle sostanze licheniche sono state da tempo studiate. Alla luce delle più recenti indagini è oggi possibile evidenziare numerosi aspetti della loro attività biologica come quella antibiotica, antitumorale e antimutagena, allergenica, inibitoria della crescita di altri organismi, enzimatica ecc. Per quanto riguarda, inoltre, le possibilità applicative delle sostanze licheniche in campo terapeutico, alimentare ed economico le conoscenze sono certamente più antiche.

I licheni hanno notevoli potenzialità applicative, ma per il loro lento accrescimento non sono stati giudicati idonei per uno sfruttamento commerciale, in quanto risulta ancora troppo grande il divario tra gli elevati costi estrattivi e le piccole quantità di sostanze ricavabili.

Buoni successi sono stati ottenuti in laboratorio unendo un fungo e un’alga per formare, in condizioni artificiali, un nuovo lichene. Tuttavia uno dei problemi maggiori della resintesi è la ricerca delle condizioni ottimali per incrementare la crescita dei talli e la capacità di produrre sostanze licheniche. L’impossibilità di un utilizzo su larga scala limita di fatto l’interesse per i licheni anche in campo farmacologico, dove le possibilità di coltivazione di altri organismi, a più rapida crescita e che permettono quindi più significativi risvolti economici, hanno influenzato la scelta di ricerca.

  • DORSTENIUS (1540), CNERARIUS (1686) e TABERNAEMONTANUS (1590) precisano l’utilità di parecchi licheni nelle farmacopee tedesche: Cladonia pyxidala, Vetraria islandica, Lobaria pulmonaria, Lobaria lataevirens, Evernia prunastri, Peltigera pahthosa.
  • Il chirurgo GERARD (1597) consigliava l’uso delle Usnee e delle Cladonie; il farmacista PARKINSON (1640) parla dell’uso delle Lobarie.
  • Tutte le farmacopee del centro-nord Europa e dei paesi finnoscandinavi citano gli usi pettorali, stimolanti e tonificanti, oltrechè antibiotici di questi licheni.
  • Queste sostanze hanno soprattutto un ruolo allelopatico, di difesa, come antibiotici. Già ALMS (1832) e LEBALL(1853) consigliavano l’acido pierolichenico nel trattamento della febbre quartana e intermittente.
  • L’acido etilprotocetrarico fu utilizzato da RAMM (1890) e NEUBERG (1893) come rimedio contro l’anemia e l’inappetenza: iniettato sotto forma di sale di sodio questo acido provocherebbe lo stimolo della peristalsi intestinale, aumenterebbe la pressione del sangue e la secrezione biliare.
  • GUESDON (1901) nei suoi lavori sugli acidi proto- edetilprotocetrarici ne indica l’efficacia per la cura della tubercolosi.
  • BURHOLDER e EVENS (1944) sperimentarono le proprietà antibatteriche di un centinaio di specie di licheni dell’America del Nord : si osservò che alcuni inibivano lo sviluppo degli Stafilococchi e per 35 Cladonie si dimostrò l’azione antibatterica.
  • STOOL (1947) dimostrò che 38 specie di licheni raccolti in Svizzera erano efficaci sugli Stafilococchi
  • Agli inizi degli anni ’60 i giapponesi isolarono da Umbilicaria esculenta dei polisaccaridi (omoglucani) efficaci contro i tumori ossei: HYRAYAMA estrasse nel 1980 da Ramalina almquistii un lucano efficace contro i carcinomi; altri studiosi (NISHIKAWA 1970, 1974 e TAKAHASI II, 1974) individuarono lucani ad attività antitumorale in Usnea, Umbilicaria, Sticta e Lobaria.
  • Un carboidrato che si trova abitualmente nella famiglia delle Umbilicariaceae, il beta (1,6)-glucan GE-3, ha mostrato una notevole attività inibitrice contro lo sviluppo del virus HIV, considerato l’agente responsabile dell’AIDS (MIRABAYASHI, 1989).
  • Gli acidi lichenici (acido piroforico, olivina e atranorina) contenuti in Lethariella cladonioides, sono da secoli utilizzati come incenso afrodisiaco delle popolazioni pakistane, mescolati alla resina di ginepro.
  • I lavori farmacologici svolti dall’equipe di HUNECK (1989) hanno confermato le proprietà psicotropiche delle sostanze che si sviluppano durante la combustione.
  • Le sostanze licheniche sono efficaci anche nelle tumefazioni (acido poliporico) e hanno un’azione cardiotonica (dilacton pulvinico).


Acido Usnico

Derivato di benzafuranico dal colore giallo verde. Si accumula in relazione all’intensità luminosa cui è esposto. Due forme entiomere differiscono per l’orientamento di un gruppo metilico e per l’azione farmacologica. Interferisce con la capacità di comunicazione intercellulare batterica indispendabile per la formazione del biofilm, entrando tra le cosidette molecole inibitrici del quorum-sensing, il processo di riconoscimento tra batteri conspecifici affidato a segnali chimici. . Ha proprietà disaccoppiante della fosforilazione ossidativa. Agisce come un protonoforo, un canale cioè che dissipa il gradiente protonico, la forza motrice, che permette la sintesi di ATP,come il DNP o 2,4 dinitrofenolo.

I licheni producono antibiotici come l’acido usnico per proteggersi dalla colonizzazione da altri batteri e il meccanismo di azione dell’acido usnico può essere utilizzato nel controllo dei biofilm. Sovente i batteri si riuniscono in colonie, formando una sottilissima pellicola (biofilm) che aderisce al substrato, in genere una superficie dura. Si forma così una struttura compatta di microrganismi che garantisce una migliorata ossibilità di sopravvivenza alle cellule batteriche “riunite” rispetto a quelle separate. Combattere ed eliminare questi biofilm è più difficile e in alcuni casi essi possono diventare resistenti agli antibiotici.

  1. Francolini, Norris, Piozzi, Donelli, Stoodley. Usnic Acid, a Natural Antimicrobial Agent Able To Inhibit Bacterial Biofilm Formation on Polymer Surfaces. Antimicrobial Agents and Chemiotherapy in American Society for Microbiology.
  • Nel 1947 alcuni ricercatori tedeschi strutturarono la prima preparazione antibiotica a base di licheni, l’Evosin (Acido usnico): estratti dalle Usneacee e dalle Parmeliacee con attività antimicrobica contro gli Stafilococchi e gli Streptococchi. Viene utilizzata nel trattamento di Lupus, impetigine, micosi cutanee.
  • VARTIA (1945) valutò che 75 delle 149 specie epifite finlandesi contenevano proprietà batteriostatiche contro i Gram+
  • SHIBATA e MIURA (1948) confermarono queste proprietà su 23 distinte sostanze licheniche.
  • Ricercatori tedeschi formularono un’altra preparazione antibiotica e antitubercolare (Evozin II o Paramicina), a base di Hypogymnia physodes e di Parmelie, per curare le forme avanzate di tubercolosi nell’uomo.

Gli estratti dei licheni inibiscono i Gram+, Gram- e la tubercolosi:

  1. a) inibiscono i batteri Gram+ (agenti responsabili delle foruncolosi, pneupatie, figure scarlattiniformi)
  2. b) sono efficaci sui Gram- (febbre tifoide, colera e altre malattie intestinali)
  3. c) hanno un effetto marcante sulle tubercolosi.
  • Un’altra preparazione, Usniplant, presentata sotto forma di pomata o in polvere, era utilizzata contro le malattie dermatologiche.
  • Nel 1954 i giapponesi ottennero una preparazione antibiotica chiamata Usnin, applicabile nei trattamenti dell’actinomicosi e di altre malattie cutanee.
  • Negli anni ’60 fu commercializzato in Finlandia Usno, un prodotto a base di acido usnico usato nel trattamento dermatologico di impetigine, dermatiti, monilliasi eczemi e in malati di tetano che non reagivano a trattamenti con l’antisiero e altri antibiotici.
  • Il preparato Binan era utlilizzato nel trattamento delle varicosi, delle ulcere, delle ustioni di 2° e 3° grado, delle infezioni ginecologiche e negli interventi di chirurgia estetica.

Sostanze di natura fenolica

  • depsidi, depsidoni, dibenzofurani, depsoni, chinoni, xantoni, derivanti dalle principali vie metaboliche
  • acido mevalonico (terpeni), dell’acido schichimico (fenoli), e dall’acetato polimalonato.
  • artogalina, un depsipeptide ciclico
  • depsidoni, acidi grassi acetilenici brominati, umbilicaxantosidi, glicosidi xantonici, scabrosina (una piperazina appartenente ad una classe di metaboliti citotossici caratterizzati dalla presenza di un gruppo disolfuro reattivo).

Il fungo lichenizzato sintetizza queste sostanze come risultato della simbiosi, tra il micobionte (il fungo) e la sua alga (fotobionte).

Queste sostanze servono come filtro per ombreggiare la popolazione algale, per assorbire radiazioni dannose a corta lunghezza d’onda, come antiossidanti, contro i danni foto-ossidativi, per determinare l’ idrorepellenza superficiale, con il doppio scopo d’impedire la sovraidratazione tallina che limiterebbe la fotosintesi algale ostacolando la diffusione dell’anidride carbonica e di determinare le vie di percorrenza dell’acqua nell’intreccio delle cellule fungine all’interno del tallo. Sono chelanti, capaci di scambiare ioni idrogeno con cationi metallici favorendo la solubilizzazione dei substrati rocciosi su cui i talli possono vivere.

Sono stati riportati molti studi sui costituenti chimici e bioattività della M. polymorpha. I principi biologicamente attivi della pianta, sono metaboliti secondari depositati extracellularmente sulla superficie del tallo nelle pareti.

Le piante Marchantiaceae sono parte della medicina tradizionale Cinese, utilizzate per il trattamento di tumefazioni della pelle, per proteggere il fegato e per trattare l’epatite, come antipiretici.

Ha attività:

  • antifungina (Veljic et al, 2010;. Khanam et al, 2011.): produce the i bisbenzili antifungini dihydrostibenoil plagiochina E, 13,13’-O-isopropilidenericcardina D, riccardina H, marcantina E, Neamarcantina A, marcantina A e marcantina B
  1. Asakawa, Y., Tori, M., Takikawa, K., Krishnamurty, H.G., Kar, S.K. Cyclic bis(bibenzyls) and related compounds from the liverworts Marchantia polymorpha and Marchantia palmata . 1987
  • antimicotica (candida albicans) (Niu et al., 2006; Mewari and Kumae, 2008)
  • antibatterica (con rivendicazione da brevetto EP2108404 1)
  • antineoplastica “in vitro” in linea di carcinomi mammari, indotta con alterazione di microtubuli (Jensen JS, et al., Planta Medica 2012,78(5))
  • anti-cancerogeno (Xiao et al, 2005;.. Huang et al, 2010;. Hegazy et al, 2012)
  • anti-epatite B (Xiao et al., 2006b)

In oncologia:

I principali composti metaboliti secondari della M. polymorpha sono flavonoidi, terpenoidi e fenolo. I principali flavonoidi nelle Marchantiaceae sono la luteolina (Gokbulut et al., 2012), la quercetina, l’apigenina, l’O-glucoside, i C-glicosidi (Xiao et al., 2006a), la marcantonia A e la marcantonia C (Friederich et al., 1999) e i polifenoli (Krishnan e Murugan, 2013).

  • Il metabolita secondario della M. polymorpha è in grado di diminure gli eccessivi radicali liberi nelle cellule. La marcantina, bibibenzile fenolico prodotto dalla pianta, ha azione antiossidante e antimicrobica determina apostosi (morte cellulare programmata) regolando l’espressione dei geni in diversi tipi di cellule cancerose (Shi et al., 2008). La marcantina C è capace di arrestare la crescita delle di cancro cervicale disgregando la forma e la funzione dei microtubuli nella divisione cellulare (Shi et al., 2009). Simile attivià di indurre apostosi nel carcinoma mammario è stata evidenziata per la marcantina A.
  1. National Research Center, Cairo: Steroidial metabolites transformed by Marchantia Polymorpha cultures blocks breast cancer estrogen byosithesis. Dainipponnnn Sumitomooo Pharma Co Ltd, Osaka, Japan. (2012 Aug 29).
  • La Marchantia polymorpha possiede un’attività
  1. Remya Krishnan and K. Murugan. Polyphenols from marchantia polymorpha l. a bryophyta: a potential source as antioxidant World Journal of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences. Plant Biochemistry and Molecular Biology Laboratory, Department of Botany, University College, Thiruvananthapuram 695 034, India. Volume 2, Issue 6, 5182-5198.
  2. Gokbulut, A., B. Satilmis, K. Batcioglu, B. Cetin and E. Sarer, 2012. Antioxidant activity and luteolin content of Marchantia polymorpha Turk. J. Biol., 36: 381-385.

L’acido protolichesterinico è un efficace antiproliferativo in culture cellulari della leucemia K-562 e il tumore solido di Ehrlich.

Depsidi come la pannarina, la cloropannarina e la sferoforina hanno effetto citotossico superiore a quello della colchicina,.

Depsidoni come gli acidi salazinico, stietico e psoromico inducono apoptosi. I metaboliti secondari sono attivi con IC50 inferiore a 20 μg/ml.

Alcuni antrachinoni, (sostanze terpeniche), sono efficaci in vitro contro Cytomegalovirus umano, l’emodina e diversi tra depsidi e depsidoni inibiscono l’HIV integrasi, enzima chiave nei processi di replicazione del virus.

Tra le sostanze efficaci (IC50 inferiore a 100 e 50 μM) ci sono gli acidi fisodico, virensico, salazinico, stietico e l’atranorina.

Atranorina, e gli acidi evernico, fisodico ed usnico sono inibitori di attività legate al metabolismo delle poliammine, come l’arginasi, l’arginina decarbossilasi, l’ornitina decarbossilasi, la tirosinasi e la xantina ossidasi, (enzima coinvolto nelle iperuricemie).

L’acido usnico, l’enantiomero (-) nel carcinoma Lewis Lung e la leucemia P388 inibisce la mitosi e induce l’apoptosi. Per dimostrare le proprietà antitumorali dell’acido usnico nelle cellule umane sono stati utilizzati tre differenti colture cellulari: 1) Cellule   leucemiche K-652 stabilizzate; 2) Cellule umane di Ishikawa di adenocarcinoma dell’endometrio: coltura di cellule mai testata con acido usnico; ormonodipendente (estrogeni) contiene recettori per l’estradiolo e il progesterone; 3)Cellule umane HEC-50 di adenocarcinoma dell’endometrio. Coltura di cellule mai testata con l’acido usnico, proviene da un tessuto istologico indifferenziato e non ormonodipendente (estrogeni).

1,5 mg/ml di acido usnico inibiscono la proliferazione delle cellule testate del 40-70%.

I fattori che hanno influenzato l’inibizione dell’acido usnico sulle cellule di tumore umano sono la concentrazione della sostanza; il tempo di contatto tra le cellule e l’inibitore. (Se l’esposizione aumenta fino a 46 ore la percentuale di inibizione arriva a 70-90%, anche se la concentrazione è più bassa: 0,5-1 mg/ml).

 

Lawsonia Inermis

Ordine: Myrtales

Famiglia: Lythraceae

Genere: Lawsonia

Pianta spontanea, coltivata in India e Medio Oriente, Costa Africana del Mediterraneo.

É una pianta molto diffusa come medicinale e colorante naturale. È stata tradizionalmente usata per secoli in Asia, in Africa per la tintura dei capelli e la pittura della pelle e delle unghie, cuoio, seta, lana (ogni molecola ha un’affinità di legame con le proyeine). Dal 1890 distribuita in Europa e disponibile nel mercato mondiale come ingrediente in molte tinture per capelli e prodotti per capelli, colorante per tessili e materiale per tatuaggi.

L’uso della Lawsonia inermis L. (hennè) per scopi medicinali e cosmetici è indissolubilmente legata alle culture antiche e moderne del Nord Africa e in Asia. Letteratura e opere d’arte indicano che la pianta ha svolto nella vita quotidiana di alcune antiche culture un importante ruolo olistico, fornendo benefici psicologici e medicinali, oltre ad essere utilizzato come ornamento personale. In diversi detti tradizionali su Maometto si riporta la sua passione per l’hennè: “Le sue virtù consentono di rassodare la pelle, stimolano l’accoppiamento e l’hennè è l’albero più caro a Dio” (cit. Aldo Nove. All’inizio era il profumo. Ginevra- Milano. 2016). È stata storicamente applicato alle mani e ai piedi per la protezione contro patogeni fungini e per la protezione dei capelli contro pidocchi combattimento e forfora; altri usi tradizionali includono il trattamento del fegato e disturbi digestivi, la riduzione della perdita di tessuto nella lebbra, disturbi diabetici e ulcere.

  1. Baroni Semwal R, et al. Lawsonia inermis L. (henna): ethnobotanical, phytochemical and pharmacological aspects. J Ethnopharmacol, 2014.
  • Contiene molti composti chimici come cumarina, mucillagine, glucosio, resina, mannite, chinoni, flavonoidi (quercetina 16.2-85.6 g/Kg), polifenoli (acido gallico, 71.7-129.6 g/Kg), tannini (catechina, 31.3-477.9 g/Kg), antiocianine (cianidina, 0.75-5.48 mg/Kg); ad attività biologica.
  • Quasi 70 composti fenolici sono stati isolati dalla pianta. Tra questi i naftochinoni, che comprendono il principio di tintura lawsone, sono stati collegati a molte delle attività farmacologiche. Il terpene, β-ionone è in gran parte responsabile per l’odore pungente dell’olio essenziale isolato dai fiori. In aggiunta ad altri terpeni volatili, alcuni terpenoidi non volatili, un singolo sterolo, due alcaloidi e derivati ​​due diossina sono stati isolati dalla pianta.
  • Nel 1973, quattro frazioni con attività antibatterica sono state isolate mediante cromatografia su strato sottile di estratto alcolico delle foglie della pianta: tre di questi sono stati identificati come acido gallico, lawsone (2-idrossi-1,4-naftochinone), e 1,4-naftochinone.
  1. Chakrabartty, Tarakeswar, Poddar, Gurudas St, Pyrek, et al. (1982) Constituents of Indian medicinal plants. Phytochemistry (Elsevier) 21: 1814-1816.
  • La foglia contiene un componente di colore rosso-arancio, uno dei suoi principali costituenti, conosciuto già nel 1920: lawsone (2-idrossi-1, 4-naftochinone), che è noto anche come acido hennotannico. I costituenti del suolo (terreni portanti ferro) e il livello di umidità (asciutto, caldo) ne influenzano i livelli. Il lawsone viene usato come materiale di partenza nella sintesi di una varietà di farmaci antitumorali clinicamente importanti come atovaquone, lapachol e dichloroallyl lawsone.
  1. Tommasi G (1920) Henna (Lawsonia inermis). Chemical constitution of lawsone. II – Gazzetta Chimica Italiana 50: 263-272.
  • La pianta contiene altre sostanze chimiche come isoplumbagina, apigenina, glicosidi apigenina, luteolina, luteolina-7 glucosidi, p-cumarina e lupeolo. Tra questi molti sono segnalati per la loro citotossicità e attività chemiopreventiva contro vari tipi di cellule tumorali.
  1. Dhananjay Kumar Singh, Suaib Luqman. Lawsonia inermis (L.): A perspective on anticancer potential of Mehndi/Henna. Biomedical Research and Therapy, Global Science Journal, 2014
  • Le foglie in estratto alcolico hanno attività:

antibatterica (micrococco, piogena, escherichia coli)
antiossidante (attraverso l’incremento di glutatione redattasi, superossidodismutasi, catalasi)
assorbente ed epatoprotettiva (frazione lipidica) UVB, meno di UVA

  1. Zouhri · A. Bousfiha · L. Aarab. Évaluation des propriétés antioxydantes, anti-inflammatoires et photoprotectrices des lipides de Lawsonia inermis. Phytothérapie, DOI 10.1007/s10298-016-1052-5. La valutazione dell’attività fotoprotettiva della Lawsonia inermis è stata fatta determinando l’assorbenza ultravioletta (UV). é stato dimostrato come i lipidi e l’estratto di acetato di etile esibisce un’importante assorbimento UV, in maniera superiore per quelli UVB rispetto agli UVA.
  2. Kapadia GJ et al. Chemoprevention of skin cancer: effect of Lawsonia inermis L. (Henna) leaf powder and its pigment artifact, lawsone in the Epstein- Barr virus early antigen activation assay and in two-stage mouse skin carcinogenesis models. Anticancer Agents Med Chem, 2013.

antimicotica

astringente

antiinfiammatoria

analgesica

antipiretica

  1. Ali, B.H., A.K. Bashir and M.O. M. Tanira, 1995. Anti inflammatory, antipyretic and analgesic effect of Lawsonia inermis (henna) in rats. Pharmacology, 51: 356-363)
    anti tubercolostatica
  1. Sharma, K., 1990. Tuberculostatic activity of henna (Lawsonia inermis Linn). Tubercle, 71: 293-295.
  • É una pianta farmacologicamente importante con significative attività biologiche in vitro ed in vivo. Utilizzata per trattamenti di cefalea, itterizia, lebbra; le foglie sono usate nei trattamenti di ferite, ulcere, tosse, bronchite, lombaggine, reumatosi, infiammazioni, diarrea, dissenteria, leucoderma, scabbia, foruncoli, anemia, emorragie, febbre, caduta e grigiore dei capelli e il grigiore.
  1. Shiharta, I.M., Hussain, A.G and Mayah G.Y.  Egypt J. Vet. Sci. 15: 31(1978).
  2. Vaidyratnam P.S. Indian medicinal plants. A compendium of 500 species, Vol. III, Botanical Survery of India, Ministry of Environment and Forests, India, 303-304 (1995).
  • Numerosi ricercatori hanno segnalato l’attività antimicrobica e la composizione chimica delle piante di inermis coltivate in tutto il mondo. L’estratto alcolico delle foglie di etanolo è attivo contro microbi, come lo Stafilococco, lo Streptococco, la Brucella e la Salmonella.
  1. Abd-el-Malek Y, El-Leithy MA, Reda FA, Khalil M (1973) Antimicrobial principles in leaves of Lawsonia inermis. Landwirtschaftliche und Technische Mikrobiologie 128: 61-67.
  • I suoi estratti di acetato di etile mostrano attività citotossica. Infatti, l’isoplumbalgina isolata dalla corteccia del gambo essiccato all’aria della pianta, ha esposto attività citotossica contro le linee di melanoma e di cellule di cancro del colon, polmonari non “small cell” del sistema nervoso centrale e renali.
  1. Ali NA, Jülich WD, Kusnick C, Lindequist U (2001) Screening of Yemeni medicinal plants for antibacterial and cytotoxic activities. J ethnopharmacology 74: 173-179.

In oncologia:

  • Sono state studiate le proprietà antitumorali nei confronti di diverse linee di cellule di cancro, tra cui MCF-7 (carcinoma della mammella ormone dipendente), MDA-MB-231 (carcinoma del seno umano non ormone dipendente), HepG2 ( il carcinoma del fegato umano), Caco-2 (carcinoma del colon umano), DMBA papilloma, B16F10 melanoma. Nonchè le attività antiossidanti che possono contribuire alle sue proprietà citotossiche.
  1. Susi Endrini, Asmah Rahmat, Patimah Ismail, Taufiq-Yap Yun Hin. Anticarcinogenic Properties and Antioxidant Activity of Henna (Lawsonia inermis). Journal of Medical Sciences, 2: 194-197.
  2. Wasim Raja, R.C. Agrawal a and M. Ovais. Chemopreventive action of Lawsonia inermis Leaf Extract on DMBA-induced skin papilloma and B16F10 Melanoma Tumour. Pharmacologyonline 2: 1243-1249, 2009
  3. Ali M, Grever MR (1998) A cytotoxic naphthoquinone from Lawsonia inermis. Fitoterapia 69: 181-183..Le
  4. Pardon R, et al. From body art to anticancer activities: perspectives on medicinal properties of henna. Curr Drug Targets, 2012.
  5. Rosnah, M., R. Asmah, I. Maznah, Y. Asmah, J. Zanariah and W.N. van Zurinah, 1998. Effect of Lawsonia inermis (henna) on tumor marker enzyme activities during hepatocarcinogenesis in rats. Biochem. Mol. Biol., 3: 25-29.
  6. Dasgupta T, Rao AR, Yadava PK. Modulatory effect of henna leaf (Lawsonia inermis) on drug metabolising phase I and phase II enzymes, antioxidant enzymes, lipid peroxidation and chemically induced skin and forestomach papillomagenesis in mice. Mol Cell Biochem 245:11–22. 2003.
  • L’attività degli estratti Henna è stata valutata anche come anti-malaria.
  1. Benoit F, Valentin A, Pelissier Y, Diafouka F, Marion C, et al. (1996) In vitro antimalarial activity of vegetal extracts used in West African traditional medicine. Am J Trop Med Hyg 54: 67-71.
  2. Hsouna AB, Trigui M, Culioli G, et al. Antioxidant constituents from Lawsonia inermis leaves: isolation, structure elucidation and antioxidative capacity. Food Chem 125:193–200. 2011.
  • É stata studiata la tossicità contro le cellule di carcinoma mammario (MCF7)
  1. Fatiha El Babili, Alex Valentin, Christian Chatelain. Lawsonia Inermis: Its Anatomy and its Antimalarial, Antioxidant and Human Breast Cancer Cells MCF7 Activities.. Babili et al., Pharmaceut Anal Acta 2013, 4:1. Il miglior estratto con un’attività antiossidante (IC50 = 6,9 ± 0,1 mg / L) è stato quello ottenuto con l’etanolo. Un’attività antimalarica è stata evidenziata nell’estratto di etere di petrolio (27 mg / L). Per quanto riguarda l’attività contro le cellule del cancro al seno umano (MCF7) è stata rinvenuta con l’estratto di acetato di etile (27 mg / L) e estratto di petrolio (22 mg / L).

Indagini future su nuove molecole di Mehndi / Henna potranno offrire una speranza per scoprire nuovi chemioterapici e / o agenti chemiopreventivi.

Sarracenia Purpurea

Ordine: Nepenthales
Famiglia: Sarraceniaceae
Genere: Sarracenia

Le piante carnivore sono di grande interesse per gli ecologisti, dai primi studi di Darwin (1875). Per la pianta, il termine carnivoro è considerato un modo alternativo di ottenere nutrienti che sono normalmente assorbite dal terreno attraverso il sistema delle radici. La maggior parte delle piante carnivore vivono in terreni poveri di nutrienti e possono ottenere una parte significativa delle loro sostanze nutritive da catturare insetti e altri piccoli invertebrati con le loro foglie (Juniper, Robins e Joel 1989). Anche se alcuni studi dettagliati esistono, è stato stimato che le piante carnivore ottengono tra il 10% e il 80% del loro bilancio di azoto dalla decomposizione preda (Ellison e Gotelli 2001). Alcune piante producono fluidi digestivi per rompere la preda (Juniper et al 1989; Gallie Chang 1997), rilasciando sostanze nutritive che vengono poi assorbiti dalla pianta. Tuttavia, in molte piante, l’azoto viene messo a disposizione dalla decomposizione batterica della preda. Invertebrati che vivono all’interno degli impianti possono anche aiutare la decomposizione batterica per frazionamento del materiale morti in pezzi più piccoli (Heard 1994), rendendo l’azoto più facilmente disponibile ai batteri. Studi dinamici di sostanze nutritive delle piante carnivore devono includere la comprensione delle altre specie associate con la pianta: la complessità del vivente.

Le foglie della Sarracenia contengono una microscopica rete alimentare acquatica che è considerata un sistema modello nella ricerca ecologica. Le foglie piene d’acqua di questa specie ospitano una piccola comunità: la rete alimentare comprende batteri e moscerini come i consumatori primari di prede catturate dalle foglie, protozoi e rotiferi come batteriovori, e zanzare in qualità di predatori e le potenzialità onnivori.

  1. The Bacterial Composition within the Sarracenia purpurea Model System: Local Scale Differences and the Relationship with the Other Members of the Food Web. Sarah M. Gray, Denise M. Akob, Stefan J. Green, Joel E. Kostka. Journal Pone. December 5, 2012
  2. Krieger, P. Kourtev.Bacterial diversity in three distinct sub-habitats within the pitchers of the northern pitcher plant, Sarracenia purpurea. FEMS Microbiol. Ecol., 79 (2012), pp. 555–567)

Mentre questa catena alimentare è stata ben studiata (Bradshaw e Creelman 1984; Miller e Kneitel 2005), il rapporto tra l’impianto e i suoi abitanti rimane poco compreso. La comunità abitante nel suo insieme supporta una gamma diversificata di batteri, tra cui i parassiti, mutualisti e commensali su e intorno alle loro radici, nel sistema vascolare, e sui tessuti aerei(Bradshaw e Creelman 1984; Heard 1994; Ellison e Gotelli 2002). Questi microbi hanno una profonda influenza sulla salute delle piante e della produttività. I batteri interagiscono fisicamente con le superfici in modo da formare gruppi di multicellulari e spesso multispecie complessi, tra cui biofilm e aggregati più piccoli. L’intensità, la durata, e il risultato delle interazioni pianta-microbo sono significativamente influenzati dalla conformazione delle popolazioni microbiche aderenti. Biofilm sui tessuti differenti hanno proprietà uniche, che riflettono le condizioni prevalenti in tali siti. L’interazione con la pianta è necessaria per la formazione di biofilm e i batteri interagiscono con i tessuti vegetali attraverso adesine tra cui polisaccaridi e proteine ​​di superficie, con il contatto iniziale, spesso mediati da motilità attiva. Lo sviluppo di biofilm e le conseguenti interazioni intime con le piante richiedono la comunicazione cellula-cellula tra batteri colonizzano. Mentre i batteri sono importanti per l’impianto per la decomposizione di detriti, la pianta è necessaria per la comunità “ospite”. I flussi di azoto e carbonio sono alla base dell’interazione tra l’organismo vegetale e la comunità e tra i diversi componenti della comunità.

  1. Aquatic Plants Stimulate the Growth of and Biofilm Formation by Mycobacterium ulcerans in Axenic Culture and Harbor These Bacteria in the Environment. Laurent Marsollier, Timothy Stinear, Jacques Aubry et. Al. Appl Environ Microbiol. 2004 Feb; 70(2): 1097–1103.
  2. Modelling the relationship between a pitcher plant (Sarracenia purpurea) and its phytotelma community: mutualism or parasitism. Mouquet, T Daufresen, S. M. Grey, T. E. Miller. Functional Ecology 2008, 22, 728–737

Le foglie formano ascidi di 10-30 cm, verdi con strie rossastre, con vettore dolciastro per attirare le prede.
Originaria del Nord America è stata introdotta in Inghilterra nel 1640 e successivamente in Svizzera.

Presenta innumerevoli sottospecie, quali la Sarracenia purpurea sottospecie purpurea sottospecie e la Sarracenia purpurea venosa. Orticoltori e giardinieri specializzati nella coltivazione di queste specie hanno scoperto che tali specie si incrociano facilmente, rendendo quasi impossibile non avere delle sottospecie: le varietà genetiche e fenotipiche di tali specie Sarracenia sono facilmente trovabili nelle regioni in cui la specie coabita. Questa propensione all’incrocio mantiene una variegata popolazione di specie diverse, portando ad una tendenza alla generazione di livelli costituenti concentrati e naturalmente selezionati che possono essere utili terapeuticamente.

  • È stata storicamente utilizzata internamente come anti-virale. I primi impieghi sono stati segnalati dai nativi americani per il trattamento di vaiolo (Lancet 80: 430-431, 1862). Altri principi attivi, il betulino, è un componente dell’estratto di Sarracenia flava, ha attività anti-virale contro l’herpes zoster (Weckesser et al Forsch Komplementmed 2010 17 (5):.. 271 -3).
  • È stata per trattare la stipsi, i problemi del tratto urinario, di digestione, la ritenzione di liquidi.
  • In Nord America, le radici e le a sono state utilizzate per le proprietà diuretiche e lassative, per il trattamento di febbre, tosse, diabete, scarlattina, vaiolo e morbillo. I decotti vegetali sono stati prescritti anche per le donne in gravidanza per facilitare il lavoro, per prevenire la malattia dopo il parto e per il trattamento di assenza del ciclo mestruale.
  1. Muhammad A, Guerrero-Analco JA, Martineau LC, Musallam L, Madiraju P, Nachar A, et al. Antidiabetic compounds from Sarracenia purpurea used traditionally by the Eeyou Istchee Cree First Nation. J Nat Prod (2012) 75:1284–810.1021/np3001317
  2. Renshaw CJ. Treatment of small-pox by Sarracenia Purpurea. BMJ (1863) 1:127–12710.1136/bmj.1.109.127
  • Presenta attività analgesica. Una forma iniettabile di sali solubili di Sarracenia purpurea (SARAPIN) inibisce i dolori neuromuscolari e nevralgici nei pazienti: le sue proprietà analgesiche sono legate all’effetto selettivo sulle fibre nervose del tipo C; questa azione controlla il dolore agendo sui nervi sensoriali, senza effetto sui nervi motori.
  • Le foglie di Sarracenia purpurea, hanno attività antidiabetica in vitro stimolando l’assorbimento del glucosio nelle cellule muscolari C2C12 del topo e riducendo la produzione di glucosio nelle cellule H4IIE di fegato di ratto.
  1. Asim Muhammad, Jose A. Guerrero-Analco, Louis C. Martineau, Lina Musallam, Padma Madiraju, Abir Nachar, Ammar Saleem, Pierre S. Haddad, and John T. Arnason. J. Nat. Prod., 2012, 75 (7), pp 1284–1288, The American Chemical Society and American Society of Pharmacognosy. Antidiabetic Compounds From Sarracenia Purpurea Used Traditionally by the Eeyou Istchee Cree First Nation

In oncologia:

  • gli estratti di radici e foglie di Sarracenia flava hanno attività anti-cancro contro la leucemia linfocitica e il carcinoma epidermoide della rinofaringe
  1. Miles e Kokpol, J. Pharm. Scienza. 1976 65 (2): Tumor inhibitors II: Constituents and antitumor activity of sarracenia flava
  • il lupeol e betulino presenti nell’estratto di Sarracenia flava hanno attività anti-tumorale contro il melanoma e i tumori cerebrali
  1. Biechile T N, Chien A J. Specific targeting of Wnt/β-catenin signaling in human melanoma cells by a dietary triterpene lupeol. 2011 Jan;32(1):120
  2. Betulinic acid, a natural compound with potent anticancer effects. Mullauer, Franziska B.a; Kessler, Jan H.a b; Medema, Jan Paul. Anticancer drugs. 2010 21(3): 215-27
  3. Csuk, A. Barthel, R. Sczepek, B. Siewert and S. Schwartz, Synthesis, encapsulation and antitumor activity of new betulin derivatives, Arch. Pharm., 2011, 1, 37–49.
  4. Csuk, A. Barthel, R. Kluge and D. Strohl, Synthesis, cytotoxicity, and liposome preparation of 28-acetylenic betulin derivatives, Bioorg. Med. Chem., 2010, 18, 7252–7259.
  • L’estratto di purpurea Sarracenia contiene antocianine e i loro glicosidi tra i quali la pelargonidina, pelargonidina 3-glucoside, cianidina, cianidina 3,5-diglucoside, cianidina 3-glucoside monoglicuronide, peonidina, delfinidina, malvidina, e quercetina.
  1. Sheridan e Griesbach. Anthocyanidins of Sarracenia Flowers and Leaves. The International Carnivorous Plant Society. 2001.

Le antiocianine sono il più grande gruppo di pigmenti idrosolubili nel regno vegetale, e sono i costituenti che danno alle piante il loro colore, e sono comunemente noti come antiossidanti. La loro stabilità dipende pH

  1. Bao J., Cai Y., Sun M., Wang G., Corke H. Anthocyanins, flavonols, and free radical scavenging activity of chinese bayberry (Myrica rubra) extracts and their color properties and stability. J. Agric. Food Chem. 2005;53:2327–2332.

Le antocianine presentano attività farmacologica: inducono la morte cellulare programmata nelle cellule infette o neoplastiche (apostosi), riducendo l’infiammazione e inibendo l’angiogenesi delle cellule tumorali.

  • L’estratto Sarracenia purpurea contiene anche i derivati ​​1,4-fitochinone tra i quali la plumbagina, il juglone, e il menadione, anti-ossidanti e citotossici (The International Carnivorous Plant Society).


Drosera
, rugiada del sole
Ordine: Caryophyllales
Famiglia: Droseraceae
Genere: Drosera

È un genere di pianta carnivora, dotata di trappole adesive. Hanno lunghi tentacoli sulle loro foglie che possono muoversi piegandosi in ogni direzione, e questi steli sono capovolti con le ghiandole che sono spesso dai colori vivaci. Le ghiandole trasudano nettare attraente, composti adesivi e gli enzimi digestivi.

Ci sono oltre 180 specie di Drosera descritte e si trovano in diversi habitat, distribuite principalmente in Australia, Africa e Sud America, con un numero limitato di specie diffuse nell’emisfero Nord. La diversità delle forme di questo genere è sorprendente. Le varie specie sono accomunate dalla presenza di foglie ricoperte di tentacoli vivacemente colorati, che presentano gocce di una sostanza collosa secreta da apposite ghiandole, presenti nelle foglie, in grado di attirare gli insetti e farli rimanere intrappolati e in secondo tempo di secernere succhi simili alla tripsina, grazie ai quali digeriscono gli insetti.

  • Ricca in flavonoidi, derivati naftochinonici (plumbagina) dal colore giallo arancione, autociani, tannini, acido citrico e malico, enzimi proteolitici, simili alla pepsina gastrica. I flavonoidi sono quasi onnipresenti nelle piante e sono riconosciuti come i pigmenti responsabili dei colori delle foglie, soprattutto in autunno. Ne sono ricchi semi, agrumi, olio d’oliva, tè e vino rosso. Sono composti a basso peso molecolare con una struttura a tre anelli con varie sostituzioni. Questa struttura di base è condivisa da tocoferoli (vitamina E). I flavonoidi possono essere suddivisi in base alla presenza di un gruppo ossi in posizione 4, un doppio legame tra atomi di carbonio 2 e 3, oppure un gruppo ossidrilico in posizione 3 dell’anello C (centrale).

Sono composti C15 aventi la struttura C6-C3-C6 e possono essere raggruppati in tre categorie in base alla loro struttura generale. In ciascun caso, due anelli di benzene sono legati insieme da un gruppo di tre atomi di carbonio.Queste caratteristiche sembrano essere necessarie anche per una migliore attività, in particolare antiossidante e antiproliferativa, nei sistemi studiati. La particolare caratteristica di idrossilazione dell’anello B dei flavonoli aumenta le loro attività, in particolare l’inibizione della secrezione di mastociti. Alcune piante e spezie contenenti flavonoidi sono stati usati da migliaia di anni nella medicina tradizionale orientale. Nonostante la letteratura disponibile, la medicina occidentale non ha ancora utilizzato i flavonoidi terapeuticamente, anche se la forbice di sicurezza è elevata. Recenti ricerche hanno rivelato la potenziale terapeutica dei pigmenti naturali, come chinoni (antitumorali, antibiotici, antimalaria, anti-infiammatori) e flavonoidi (antibiotici, antiossidanti, antitumorali), (Didry et al., 1998). I chinoni contengono benzochinoni, naftochinoni, antrachinoni o un nucleo pentantrene. La Drosera contiene due gruppi principali di metaboliti secondari, che sono considerati importanti nel loro profilo farmaceutico, naftochinoni (NQ) e flavonoidi (Flav) principalmente quercetina e miricetina, i loro glicosidi (Juniper et al., 1989).

  1. Middleton, Jr.E., C. Kandaswami and T.C. Theoharides, 2000. The Effect of plant flavonoids on mammalian cells: Implications for inflammation, heart disease and cancer. Pharmcol. Rev., 52: 673-751.
  • Contiene quercetina, quecetolo, miricetina, mucillagini, plumbagina, naftochinoni, glucosio, acido tannico, resina, xilosio, mannosio, acido propionico, droserina, vitamina C, kaempferolo, acido butirrico, acido ellagico, enzimi.
  • La plumbagina ha mostrato attività antibiotica “in vitro” contro Gram+ Gram-, virus dell’influenza, funghi e protozoi.
  1. Pun N, Niculescu V., Tamaian R. Identification of plumbalgin ad quercetin in Drosera genus.

Bulletin of University of Agricultural Sciences and Veterinary Medicine Cluj-napoca. Animal Science and Biotechnologies

  • La Drosera viene anticamente utilizzata come componente di un preparato ayurvedico chiamato ‘Swarnabhasma’ (Golden ash), utilizzato per il trattamento di malattie come l’asma bronchiale, l’artrite reumatoide, il diabete mellito e disturbi nervosi. è stata inoltre utilizzata in diverse manifestazioni cliniche, tra cui la perdita di memoria, difetti di vista, la sterilità, la debolezza generale del corpo e l’incidenza di invecchiamento precoce.
  1. Raju Asirvatham, Arockiasamy Josphin Maria Christina. Anticancer activity of Drosera indica L., on Dalton’s Lymphoma Ascites (DLA) bearing mice; Potential effect on liver enzyme, lipid profile and hormone change in DaltonÂ’s lymphoma ascites (DLA) bearing mice. Scop Med Journal Mangemnet System. Journal of Intercultural Ethnopharmacology. 2013. Nel presente studio viene valutata la potenzialità dell’attività antitumorale contro il linfoma ascite di Dalton (DLA).
  2. A Mitraa, S Chakrabortyd, B Auddyd, P Tripathia, S Senb, A.V Sahac, et al., Evaluation of chemical constituents and free-radical scavenging activity of Swarnabhasma (gold ash), an ayurvedic drug, Journal of Ethnopharmacology 2002; 80: 147-153. In un modello animale sperimentale, gli animali trattati con la Swarnabhasma hanno mostrato un aumento significativo di superossido dismutasi e delll’attività di catalasi, due enzimi che riducono le concentrazioni di radicali liberi nel corpo.

Ha attività:

  • bechica
  • spasmolitica/secreto litica
  • antisclerotica
  • antitosse
  • broncodilatatore
  • espettorante
  • antibatterica
  • emolliente
  • antibiotica
  • rilassante della muscolatura involontaria

Trova indicazione
– nell’asma
– nella tosse stizzosa, pertosse

  • faringiti
  • bronchiti
  • arteriosclerosi
  • edema
  • disturbi vocali
  • malattie respiratorie
  • influenza
  • raffreddore
  • infezioni delle vie respiratorie
  • raucedine
  • allergie respiratorie
  • asma
  • malattie polmonari (COPD)
  • ritenzione di liquidi

Dionaea Muscipula

Ordine: Nepenthales

Famiglia: Droseraceae

Genere: Dionaea

La dionaea o venere acchiappamosche è una pianta carnivora ed è l’unica specie nel suo genere.

Si dice che Darwin, quando la vide, la soprannominò “La pianta più spettacolare del mondo”.

Il nome del genere deriva da Διωναῖα Diōnâia, epiteto di Afrodite, la dea greca dell’amore e della bellezza.

Grazie alla sua capacità di compiere rapidi movimenti tigmonastici e alla forma delle foglie, che ricordano una bocca piena di denti acuminati, è forse la pianta che più ha catturato l’immaginario collettivo, rendendola la pianta carnivora per antonomasia.

La Dionaea cresce nella paludi della Carolina del Nord dove il suolo è carente di azoto e di fosforo. Per sopravvivere in questi ambienti che sono poveri di nutrienti, ha sviluppato trappole attive per la cattura di piccole prede (insetti, ragni), che servono come ulteriore fonte di nutrienti. La pianta cattura la preda con nettare prodotto da ghiandole localizzate al lato interno della trappola ed esponendo un pattern UV. Quando l’animale tocca la pianta, un movimento di ioni viene generato, producendo un gradiente osmotico che cambia la dimensione e la forma delle cellule specializzate della trappola che provocano la chiusura delle trappole. Una volta che la trappola si chiude sulla preda, altre ghiandole, localizzate anche la parte interna della trappola, secernono un liquido acido digestivo contenente un certo numero di enzimi (proteasi, nucleasi, fosfatasi e amilasi) per la digestione della preda. I nutrienti vengono rilasciati e poi riassorbiti dalla pianta attraverso entrambe le ghiandole digestive e per endocitosi (51-, 53). Si nutre della luce, ma anche, come carnivora, dagli insetti.

  1. Adlassnig W, Koller-Peroutka M, Bauer S, Koshkin E, Lendl T, Lichtscheidl IK. Endocytotic uptake of nutrients in carnivorous plants. Plant J (2012) 71:303–1310.1111/j.1365-313X.2012.04997.
  2. Scala J, Iott K, Schwab DW, Semersky FE. Digestive secretion of Dionaea muscipula (Venuss Flytrap). Plant Physiol (1969) 44:367–7110.1104/pp.44.3.367
  3. Adlassnig W, Koller-Peroutka M, Bauer S, Koshkin E, Lendl T, Lichtscheidl IK. Endocytotic uptake of nutrients in carnivorous plants. Plant J. 2012 Jul; 71(2):303-13
  4. Scala J, Iott K, Schwab DW, Semersky FE. Digestive Secretion of Dionaea muscipula (Venus’s Flytrap). Plant Physiol. 1969 Mar; 44(3):367-71.

 

I lunghi piccioli delle foglie posseggono alla loro estremità una trappola munita di “denti” morbidi; le trappole sono formate da due lembi dentro ognuno dei quali si hanno tre piccoli peli che fanno da sensore; quando questi sensori vengono toccati o vibrano le trappole si chiudono di scatto (tigmonastia). Le piante carnivore si contraddistinguono per la caratteristica di utilizzare i potenziali di azione elettrici o chimici : un segnale stimola alle cellule a pompare acqua all’interno o all’esterno. Esauritosi il segnale, pompa nuovamente potassio nelle cellule e il susseguente afflusso di acqua apre di nuovo la foglia. A regolare l’apertura dei canali del potassio è il calcio, ione fondamentale anche per la comunicazione neurale negli esseri umani ed essenziale per la reazione della pianta al tatto.

  1. Degreef, John D. (1988) The Electrochemical Mechanism of Trap Closure in Dionaea muscipula. Carniv. Pl. Newslett. 17(3):80-83,91-94
  2. Degreef, John D. (1988) The Evolution of Aldrovanda and Dionaea Traps. Carniv. Pl. Newslett. 17(4):119-125
  3. Kazimierz Trebacz, Halina Dziubinska, Elzbieta Krol. Electrical Signals in Long-Distance Communication in Plants. Department of Biophysics, Institute of Biology, Maria Curie-Skłodowska University. Communication in Plants, p. 277-290

 

Sfiorarne una determina un cambiamento nell’espressione genetica della pianta. I geni “TCH” vengono attivati toccando le piante.

  1. Elizabeth McCormack, Luis Velasquez, Nikkì A. Delk, Janet Braam. Touch-Responsive Behaviors and Gene Expression in Plants. Rice University. Communication in Plants, p.249-260

Il primo gene codifica proteine coinvolte nella segnalazione del calcio nella cellula.
Fra queste la calmodulina (calcium modulated protein, proteina modulata dal calcio) che, quando si lega al calcio, interagisce con quest’ultimo e modula l’attività di proteine che, nell’essere umano, sono coinvolte nella memoria, nell’infiammazione, nella funzione muscolare, e neurogenesi.
Quel primo gene TCH codificava la calmodulina.
La pianta produce più calmodulina, per interagire con il calcio che libera durante i potenziali di azione.

  1. J. Beilby. Calcium and plant action potentials. Plant, Cells & Environment, 1984.

 

Il calcio e il magnesio hanno un ruolo importante nell’attività di controllo degli enzimi, ed è stato dimostrato come entrambi gli ioni determinano l’ampiezza dell’azione potenziale della Dionea (Jacobson e Stuart, 1974, cit., CPN 4:20 1975). Il calcio può rilevarsi necessario per l’apertura e la chiusura dei canali attraverso i quali gli ioni cloridrici sono pompati fuori dalle cellule (Guyton, 1966, p. 62). Il magnesio è probabilmente necessario

per il legame dell’enzima pompa al carburante che ne permette il funzionamento: l’ Adenosintrifosfato (ATP) (Boriss e Libbert, 1984, p. 303)

In oncologia:

Le piante carnivore, tra cui la Dionaea muscipula, contengono potenti metaboliti secondari bioattivi, non direttamente coinvolti nei processi essenziali come lo sviluppo, la crescita e la riproduzione rispetto al metabolismo primario. Meccanismi molecolari attivati da composti isolati da queste piante presentano un interessante potenziale terapeutico e chemiopreventivo. La chemioprevenzione utilizza molecole naturali o sintetiche, senza effetti tossici per prevenire e o bloccare nascita e lo sviluppo di malattie come il cancro. Molte di queste molecole naturali modulano segnali mitogeni coinvolti nella sopravvivenza cellulare, nell’ apoptosi, nella regolazione del ciclo cellulare, nell’ angiogenesi, o sui processi coinvolti nello sviluppo di metastasi.

Uno dei più promettenti composti anti-cancro è la plumbagina, è un naftochinone di colore giallo con proprietà anti-batteriche, anti-fungine, anti-infiammatori e anti-cancro.

Nella Venere acchiappamosche, la plumbagina fornisce un ruolo protettivo contro i predatori e parassiti, induce la morte cellulare, interagisce direttamente con bersagli tumorali come tubulina, inibisce i trasportatori ABC, è ben assorbita dall’organismo e può essere presente nell’organismo ad una concentrazione micromolare. Usata per secoli nelle medicine tradizionali, è presente in molte piante carnivore.

  1. Amin AR, Kucuk O, Khuri FR, Shin DM. Perspectives for cancer prevention with natural compounds. J Clin Oncol (2009) 27:2712–2510.1200/JCO.2008.20.6235
  2. Kreher B, Neszmélyi A, Wagner H. Naphthoquinones from Dionaea muscipula. Phytochemistry (1990) 29:605 610.1016/0031-9422(90)85125-Y
  3. Gaascht F, Teiten MH, Schumacher M, Dicato M, Diederich M. Approche végétale dans le traitement des leucémies. Corresp Onco-Hématol (2010) V:102–8
  4. Krolicka A, Szpitter A, Gilgenast E, Romanik G, Kaminski M, Lojkowska E. Induction of naphthoquinone and flavonoid production in Dionaea muscipula and Drosera capensis. Planta Med (2006) 72:137
  5. Pakulski G, Budzianowski J. Ellagic acid derivatives and naphthoquinones of Dionaea muscipula from in vitro cultures. Phytochemistry (1996) 41:775–810.1016/0031-9422(96)89675-0
  6. Tokunaga T, Takada N, Ueda M. Mechanism of antifeedant activity of plumbagin, a compound concerning the chemical defense in carnivorous plant. Tetrahedron Lett (2004) 45:7115–910.1016/j.tetlet.2004.07.094
  7. Sinha S, Pal K, Elkhanany A, Dutta S, Cao Y, Mondal G, et al. Plumbagin inhibits tumorigenesis and angiogenesis of ovarian cancer cells in vivo. Int J Cancer (2013) 132:1201–1210.1002/ijc.27724
  8. Thasni KA, Ratheeshkumar T, Rojini G, Sivakumar KC, Nair RS, Srinivas G, et al. Structure activity relationship of plumbagin in BRCA1 related cancer cells. Mol Carcinog (2013) 52:392–40310.1002/mc.21877
  9. Lee JH, Yeon JH, Kim H, Roh W, Chae J, Park HO, et al. The natural anticancer agent plumbagin induces potent cytotoxicity in MCF-7 human breast cancer cells by inhibiting a PI-5 kinase for ROS generation. PLoS ONE (2012) 7:e45023.10.1371/journal.pone.0045023

Essa è in grado di generare specie reattive dell’ossigeno (ROS) e di indurre scissione del DNA, inibisce la topoisomerasi II in cellule HL-60. In cellule MCF-7, un incremento di ROS accompagna una diminuzione della vitalità cellulare. L’analisi del meccanismo innescato da ROS suggerisce che plumbagina inibisca l’espressione di 1, 4-fosfatidilinositolo 5-chinasi. In cellule K562, il naftochinone sovraregola il livello della membrana della morte dei recettori (DRS) DR4 e DR5, che si traduce in una maggiore sensibilità a TRAIL (TNF-correlati indurre apoptosi-ligando) e una riduzione della vitalità cellulare.

  • Kawiak A, Piosik J, Stasilojc G, Gwizdek-Wisniewska A, Marczak L, Stobiecki M, et al. Induction of apoptosis by plumbagin through reactive oxygen species-mediated inhibition of topoisomerase II. Toxicol Appl Pharmacol (2007) 223:267–7610.1016/j.taap.2007.05.018
  • Sun J, McKallip RJ. Plumbagin treatment leads to apoptosis in human K562 leukemia cells through increased ROS and elevated TRAIL receptor expression. Leuk Res (2011) 35:1402–810.1016/j.leukres.2011.06.018

Essa ha anche un effetto citotossico sulle cellule A549 in grado di interrompere la rete microtubulare interagendo direttamente con tubulina (66).

  1. Acharya BR, Bhattacharyya B, Chakrabarti G. The natural naphthoquinone plumbagin exhibits antiproliferative activity and disrupts the microtubule network through tubulin binding. Biochemistry (2008) 47:7838–4510.1021/bi800730q

Questo naftochinone è un inibitore di NF-kB attivato (Nuclear Factor kappa B) via di segnalazione indotta da cancerogeni, stimoli infiammatori e TNF-α (Tumor Necrosis Factor alpha), blocca l’espressione dei geni anti-apoptotici, tra cui Bcl-2, Bcl-xL, che regolano la proliferazione cellulare (ciclina D1) e l’angiogenesi come Matrix metalloproteinasi 9 (MMP-9) o fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF). Determina arresto del ciclo cellulare in / transizione di fase M G2 e un aumento della apoptosi TNF-indotta (67, 68).

  • Hsu YL, Cho CY, Kuo PL, Huang YT, Lin CC. Plumbagin (5-hydroxy-2-methyl-1,4-naphthoquinone) induces apoptosis and cell cycle arrest in A549 cells through p53 accumulation via c-Jun NH2-terminal kinase-mediated phosphorylation at serine 15 in vitro and in vivo. J Pharmacol Exp Ther (2006) 318:484–9410.1124/jpet.105.098863
  • Sandur SK, Ichikawa H, Sethi G, Ahn KS, Aggarwal BB. Plumbagin (5-hydroxy-2-methyl-1,4-naphthoquinone) suppresses NF-kappaB activation and NF-kappaB-regulated gene products through modulation of p65 and IkappaBalpha kinase activation, leading to potentiation of apoptosis induced by cytokine and chemotherapeutic agents. J Biol Chem (2006) 281:17023–33

Descritto come un inibitore Akt, blocca anche l’attività di GSK-3β (Glycogensynthase chinasi 3 beta) proteina chinasi nelle linee di cellule di cancro al seno umano MCF-7 e MDA-MB-231.

  • Kuo PL, Hsu YL, Cho CY. Plumbagin induces G2-M arrest and autophagy by inhibiting the AKT/mammalian target of rapamycin pathway in breast cancer cells. Mol Cancer Ther (2006) 5:3209–2110.1158/1535-7163.MCT-06-0478

In cellule di cancro polmonare H460, la plumbagina aumenta l’espressione di p53 e p21, che porta ad un arresto del ciclo cellulare in G2 / M ed innesca la morte per apoptosi. Il naftochinone attiva JNK e p38, ma inibisce l’attività di AKT.

  • Gomathinayagam R, Sowmyalakshmi S, Mardhatillah F, Kumar R, Akbarsha MA, Damodaran C. Anticancer mechanism of plumbagin, a natural compound, on non-small cell lung cancer cells. Anticancer Res (2008) 28:785–92

In esperimenti in vivo condotti su topi hanno dimostrato che plumbagina inibisce la crescita di tumori e il numero di metastasi con una inibizione dell’espressione di diversi marcatori come MMP-9, 2, e VEGF in cellule ovariche e cancro alla prostata.

  • Hafeez BB, Zhong W, Fischer JW, Mustafa A, Shi X, Meske L, et al. Plumbagin, a medicinal plant (Plumbago zeylanica)-derived 1,4-naphthoquinone, inhibits growth and metastasis of human prostate cancer PC-3M-luciferase cells in an orthotopic xenograft mouse model. Mol Oncol (2013). 7:428–3910.1016/j.molonc.2012.12.001
  • Sinha S, Pal K, Elkhanany A, Dutta S, Cao Y, Mondal G, et al. Plumbagin inhibits tumorigenesis and angiogenesis of ovarian cancer cells in vivo. Int J Cancer (2013) 132:1201–1210.1002/ijc.27724

Tra gli altri composti isolati da Dionea vi sono la quercetina, la miricetina, l’acido gallico, e la vanillina, con molteplici effetti anti-cancro con obiettivi multipli su diversi tipi di tumori.

  • Pakulski G, Budzianowski J. Quercetin and kaempferol glycosides of Dionaea muscipula from in vitro cultures. Planta Med (1996) 62:95–610.1055/s-2006-957824
  • Murakami A, Ashida H, Terao J. Multitargeted cancer prevention by quercetin. Cancer Lett (2008) 269:315–1016/j.canlet.2008.03.046
  • Boly R, Gras T, Lamkami T, Guissou P, Serteyn D, Kiss R, et al. Quercetin inhibits a large panel of kinases implicated in cancer cell biology. Int J Oncol (2011) 38:833–4210.3892/ijo.2010.890
  • Granado-Serrano AB, Martin MA, Bravo L, Goya L, Ramos S. Quercetin induces apoptosis via caspase activation, regulation of Bcl-2, and inhibition of PI-3-kinase/Akt and ERK pathways in a human hepatoma cell line (HepG2). J Nutr (2006) 136:2715–21